La crisi dello stato e il declino del centro

Nel mio post precedente ho parlato del significato astratto della dialettica tra globale e locale. Esaminiamone ora gli aspetti piA? concreti.

La logica centro/periferia A� un ordine antico. Come ci racconta Carlo Sini nel suo Del viver beneA�: filosofia ed economia (Cuem, Milano 2005), nel corso della��antichitA�, il tempio, la cittA� e la moneta diventano il centro che organizza le societA� agricole, facendo uso della scrittura. La scrittura serve a gestire la lista dei debiti e dei crediti del bilancio statale. Fissa in un codice le voci e i numeri dello sfruttamento economico del territorio, organizzato dallo stato e dai suoi a�?adeptia��.A� La contabilitA� scritta A? il presupposto indispensabile alla��uso della moneta su vasta scala.

Gli scribi, ovvero coloro che gestiscono la��amministrazione attraverso la scrittura e che impersonano il potere amministrativo delle prime cittA�-stato a�� stanno nel palazzo, nel tempio, ovvero nel nuovo a�?centroa�� in cui si esercita un potere di controllo. Il tempio ed il palazzo sono i luoghi dove si fanno offerte agli dei, si pagano i tributi e si versano al potente i proventi della��attivitA� agricola.

Attraverso la scrittura, dunque, il controllo del territorio viene trasferito nella��ultrasensibile della��apparato simbolico della��amministrazione centrale burocratica. Lo stato diviene la cristallizzazione di un rapporto senza soluzioni di continuitA� tra territorio, potere e scrittura.

Con la��avvento del binomio globale-locale, e la progressiva crisi di quello centro/periferia, lo stato sa��indebolisce e si slabbra a�� e cosia�� pure il suo sistema economico. Attraverso la globalizzazione della��economia, il potere politico del centro perde la capacitA� di sottomettere e sfruttare la��economia della periferia in maniera esclusiva. La nascita di una��economia globale porta allo sviluppo di un nuovo reticolo di relazioni economiche che trascendono i confini dello stato, e ne superano la capacitA� di controllo.

Nel caso della��Italia questo cambiamento diventa molto evidente nel corso del novecento, segnato nella prima metA� da forti migrazioni di massa (di carattere permanente) verso paesi Europei ed extra Europei. Tali migrazioni costituisconoA� una��espulsione massiccia di forza lavoro che non trova collocazione nella��economia nazionale a�� bensia�� nella nascente economia globale, grazie alla rivoluzione industriale ed alla rivoluzione dei trasporti.

Dopo la seconda guerra mondiale, la crescita della��economia italiana A? segnata dal boom delle esportazioni, grazie al basso livello salariale che rende competitivo il nostro paese. La��Italia A� fortemente dipendente dalla��estero per soddisfare il proprio fabbisogno di energia (idrocarburi) e di materie prime. Il nostro paeseA� entra a far parte della ComunitA� Europea del Carbone e della��Acciaio (CECA) nelA� 1951 e della ComunitA� Economica Europea (CEE) nel 1957, che nel 1992 diverrA� Unione Europea (UE).

Fin dalla sua giovinezza, dunque, la��economia industriale nazionale viene inserita in un sistema di governance economica supra-nazionale.

In un primo tempo, la partecipazione a questo sistema di governance economica implica la��ingresso nel mercato comune dove vengono progressivamente abbattute le barriere agli scambi e alla circolazione della manodopera. Con la��avanzare del processo da��integrazione Europea, tale governance si espande ad altri pilastri della��economia, ove la sovranitA� nazionale viene progressivamente erosa e sostituita da un sistema decisionale sopranazionale, fondato su un nuovo spazio istituzionale e giuridico. In proposito, vi consiglio di leggere la��ottimo libro di Sabino Cassese La Crisi dello Stato (Laterza, 2001), che A? stato per me una fonte di riflessioni molto importanti.

Riprendiamo il filo del nostro ragionamento. La��adesione alla��Euro e la partecipazione al mercato unico Europeo segnano la definitiva perdita di controllo esclusivo da parte del potere statuale nazionale (la��antico centro) sul proprio sistema economico e dunque sul proprio territorio. La��adesione alla��Euro richiede infatti il rispetto di criteri di stabilitA� decisi a livello Europeo (il c.d. patto di crescita e stabilitA�, che prevede il mantenimento del deficit pubblico al di sotto della soglia del 3% e del rapporto debito/PIL al di sotto del 60%). Da ultimo, nel corso del 2012 la��Italia entra a far parte del fiscal compact, che richiede al paese diA� modificare la propria costituzione per inserirvi la��obbligo di pareggio di bilancio previsto dal nuovo trattato Europeo.

In questo contesto a�� segnato dallo sviluppo di una��economia globale e dalla partecipazione a un sistema di governance sopranazionale – i poteri dello stato nazione sa��indeboliscono. La supremazia del suo centro A� messa in discussione, e le province che da esso dipendono mettono in discussione tale dipendenza. Anzi comprendono che esiste un altrove dove vengono prese decisioni importanti, che non A? piA? la capitale nazionale. Questo altrove puA? essere identificato di volta in volta con diversi nuovi centri: Bruxelles e le istituzioni Europee; Berlino; la Banca Centrale Europea; Washington e il governo degli Stati Uniti; il Fondo Monetario Internazionale; la Banca Mondiale; il G8 o il G20, e via dicendo.

Roma A? uno fra i tanti centri dove si prendono decisioni, ma agli occhi del cittadino il suo ruolo appare in declino. La capitale perde la��esclusiva sul controllo della scrittura, ovvero della contabilitA� del bilancio pubblico. Ed ecco che la��Italia deve rispettare i criteri di bilancio previsti dalla��Euro ed ora quelli piua�� restrittivi previsti dal fiscal compact sopra citato.

Questo processo di perdita di potere da parte delle istituzioni nazionali a favore di nuovi centri supranazionali od internazionali viene spesso identificato con la globalizzazione. In realtA�, questo non A? che uno dei suoi aspetti. La globalizzazione ha molte facce, e non tutte sono altrettanto note..

 

Info su Giovanni

Un patriota espatriato. Vivo a Bruxelles dal 2005. Mi piace leggere, suonare e andare per monti. Il mio mestiere é dare consigli.
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Una risposta a La crisi dello stato e il declino del centro

  1. Igor scrive:

    Bravo Giovanni, bell’articolo! Che ne pensi di una auto-riorganizzazione dei Paesi mediterranei in crisi, su modello sudamericano ALBA di partecipazione dei popoli alle decisioni, magari che coinvolga i Paesi arabi mediterranei?

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