“Business revolutionaries”

Qualche giorno fa mi trovavo a Londra per lavoro. Alle dieci del mattino ho un incontro con un giornalista presso gli uffici del Financial Times. Mi presento alla reception. Una giovane centralinista mi da un badge e mi chiede di attendere sui divani alla��ingresso. Dopo qualche minuto arriva il mio contatto. Passiamo i tornelli e ci infiliamo nei corridoi del grande quotidiano della finanza globale.

Ed A� proprio li, nel primo corridoio, che noto su una parete il poster ritratto in questa foto, scattata con il mio smartphone. Ad una prima occhiata pare una gigantografia del Che. Cosa ci fa questa foto nelle stanze del Financial Times?? Leggo il titolo: a�?Business revolutionariesa�?. Guardo meglio la foto. Il volto non A� quello di Ernesto Che Guevara, ma probabilmente quello di Sir Richard Branson, fondatore del Virgin Group. Ma tu guarda, che foto montaggio inegnoso..

Branson A� effettivamente un noto imprenditore internazionale, visionario ed audace. Eppure il suo volto contraffatto e trasfigurato in quello del Che, in realtA� sembra voler raccontare una��altra storia. Non quella della Virgin, ma quella del padre della rivoluzione cubana, ancha��essa una storia di audaci visionari. La rivoluzione cubana A� nella��immaginario collettivo a�� soprattutto di noi Italiani a�� una vicenda quasi mitologica, agli antipodi del capitalismo. Una��avventura coraggiosa a poche miglia delle coste degli Stati Uniti. Nonostante oggi i cubani non se la passino poi tanto bene, la storia di Cuba rivoluzionaria rimane avvolta da una��aura di magica ammirazione. Tale ammirazione A� spesso il frutto di conoscenze approssimative, piuttosto che di solide conoscenze storiche. Ma proprio in virtua�� della sua superficialitA�, resta sovente acritica, senza un lavoro filologico che consentirebbe di apprezzarne tutta la complessitA� a�� nel bene e nel male.

Ecco allora che la storia semplice e non complessa, si presta bene alle operazioni di marketing. La a�?bella rivoluzione del Chea�� diventa un brand, il brand a�?rivoluzione felice (con happy ending)a��. Spogliato di tutta la sua portata storica e politica, il termine rivoluzione diventa sinonimo di audacia imprenditoriale ed innovazione commerciale. La parola rimane, ma il suo significato trasla talmente tanto, da sconfinare nel proprio opposto. Ed A� cosia�� che uno dei miti del novecento viene riprocessato, digerito e riciclato per trasformarsi in operazione di marketing: a�?Vi piace il Che e la poesia della sua a�?bella rivoluzionea��? Allora non potete che amare anche Branson e le sfide della grande impresa capitalistica.a�?

Empire. Questa foto mi ha fatto pensare al libro di Michael Hardt e Antonio NegriA�Empire (Harvard University Press, 2000). In effetti questa foto, e la��operazione linguistica che sottende, rappresenta bene la a�?fine della storiaa��. Ovvero la fine della dilettica tra opposti, e la sostizione ad essa di un impero che tutto ingloba. Nella��Impero non ca��A� un dentro e non ca��A� un fuori. Esso A� un non luogo. Cioa�� che prima della postmodernitA� era al di fuori ed opposto al capitailsmo, oggi viene inserito nella��Impero, ed usato nella creazione di senso (la��industria della comunicazione) che legittima la��Impero stesso.

 

 

 

 

 

 

 

Info su Giovanni

Un patriota espatriato. Vivo a Bruxelles dal 2005. Mi piace leggere, suonare e andare per monti. Il mio mestiere é dare consigli.
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