Margherita Hack. Vita attiva, vita contemplativa

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Quando Gianni Bianchi mi ha invitato a questa serata in ricordo di Margherita Hack, mi sono sentito onorato ma, devo confessarlo, anche un poa�� intimorito. Cosa potrA? raccontare – pensavo – oggi che la filosofia sembra essere esclusa dalle grandi rivoluzioni e scoperte scientifiche, di questa grande scienziata di fama internazionale, delle sue intuizioni, delle sue lotte? Con in mente questo interrogativo, ho scelto di non raccontare della Hack scienziata; credo piuttosto di poter onorare davvero la sua memoria cercando in lei quella scintilla filosofica che esibiva avendola portata con sA� dalle stelle.
Platone narra una storia che risale alle origini della filosofia: un giorno, mentre passeggiava intento a scrutare le stelle raccolto nei suoi pensieri, Talete cadde in un pozzo. Una servetta tracia che passava di lA� lo schernA�, osservando che egli si preoccupava di studiare le cose del cielo e cosA� non si accorgeva di ciA? che si trovava davanti ai suoi piedi.

CosA� lo stereotipo del filosofo o del sapiente distratto e poco concreto prese piede sin dalle origini nella storia da��Occidente, investendo nel tempo anche la figura del fisico e, ovviamente, della��astronomo. Abbiamo ancora oggi i discendenti di questa progenie: quelli con la testa fra le nuvole, i sognatori, ma anche i topi da biblioteca o i chierici e via via su fino ai nostri politici che vivono, si dice, in un mondo parallelo e distante, non certo nel cosiddetto a�?Paese Realea�?! Certo oggi la Scienza gode di una valutazione piA? clemente nei confronti dei propri voli pindarici, tuttavia la figura dello scienziato pazzo ricorda ancora quel vecchio pregiudizio. Proprio a questo pregiudizio si riferiva Margherita Hack quando disse:

a�?Nel nostro Paese quando si deve tagliare, si tagliano la cultura e la ricerca, ritenute evidentemente un inutile lussoa�?.

Qual A? il presupposto di questo modo di intendere la figura del contemplativo e come mai oggi la scienza ha ottenuto un nuovo statuto di concretezza?
Ca��A? un altro aneddoto che si racconta intorno alla vita di Talete, questa volta A? Aristotele a narrarlo: Talete veniva criticato dai suoi concittadini per lo stato di povertA� in cui versava a causa della sua inclinazione contemplativa. Un giorno, avendo previsto grazie alle sue conoscenze astronomiche e meteorologiche un abbondante raccolto di olive, prese in affitto tutti i frantoi di Mileto e della vicina isola di Chio; con la��arrivo della��estate il suo sapere si sarebbe trasformato in un grande profitto grazie all’avverarsi delle sue previsioni: potA� infatti fissare l’affitto dei frantoi in un regime di sostanziale monopolio.

Fin da principio allora, filosofia e cosmologia vivono la stessa sorte: da una parte si considera come il loro aspetto contemplativo le confini lontano dalla vita quotidiana, da una��altra A? proprio guardare il quotidiano da queste distanze che consente al sapiente un agire pratico efficace.

Ci chiedevamo quale fosse il motivo di questo pregiudizio e come mai oggi la scienza possa godere di maggior credito da parte della��a�?uomo comunea�?. Iniziamo dal rispondere alla seconda domanda: come mai oggi la scienza ha ottenuto un nuovo statuto di concretezza? Possiamo cominciare cosA�: oggi viene riconosciuto la��aspetto predittivo della scienza, la sua capacitA� di visione e dunque il suo ruolo di guida. In questo senso il controllo e la sicurezza della vita umana viene sempre piA? affidato al sapere tecnico-scientifico, dalla medicina alla geologia, dalle scienze militari alla politica. Chi, infatti, puA? oggi dubitare delle conseguenze che lo studio della��atomo o della cellula ha prodotto sulla vita umana, con il suo stuolo di miserie e meraviglie? Dunque la��atteggiamento contemplativo A? redento se, A? necessario considerarlo, si dedica alla vita pratica e propone ad essa soluzioni e cure. Allo stesso modo la filosofia, la scienza teorica e la vita contemplativa non si salvano se non inserite in questo quadro pratico e politico. Sembra allora che non ci sia scampo per la��atteggiamento contemplativo e la ricerca teorica.

Tuttavia, proprio Margherita Hack puA? insegnarci come interpretare questo nodo fondamentale del sapere contemporaneo e del sapere occidentale, questa donna che ha saputo mostrare al mondo attraverso le sue parole e le sue azioni come contemplazione e vita attiva, lungi da essere elementi in antitesi, sono piuttosto poli co-implicati dello stesso panorama: il cosmo e la vita.

Ecco allora come possiamo rispondere alla prima domanda: qual A? il presupposto di questo modo di intendere la figura del contemplativo? Il pregiudizio che considera la contemplazione una��astrazione teorica o la pratica quotidiana una��attivitA� grezza e plebea – lo stesso pregiudizio che non sa vedere come anche la teoria sia una pratica e la pratica una teoria! – A? vittima di una��idea antica, quella che divide il mondo in spirito e materia, quella della��uomo che – come scriveva Nietzsche a�� abita un mondo dietro al mondo.

Lungi dal voler portare in auge qualche improbabile oroscopo filosofico, vorrei mostrare come la vita del cosmo e la vita della��uomo condividano il medesimo destino e non vadano pensati in maniera separata. Il verbo considerare, che indica oggi la capacitA� globale di valutazione, apprezzamento e giudizio, mantiene la��antica etimologia che rimanda alle stelle e agli astri come paradigma della��etica umana, ovvero la capacitA� di essere insieme alle stelle, a ciA? che A? luminoso sopra di noi (con-sidus).

Questa conoscenza siderale atta a servire da guida e orientamento alla��uomo, trova a mio avviso nella vita e nella persona di Margherita Hack un esempio fulgido e cristallino. La��atteggiamento contemplativo si A? sposato nella grande scienziata con la vita attiva a dimostrazione che la visione della��infinito universo e la capacitA� di essere partecipi della vita attiva quotidiana non si escludono, piuttosto la��uno indica la strada da seguire alla��altro in un fecondo e reciproco scambio che segna la via propria di una possibile etica umana: il sapere del cosmo e il sapere contemplativo ricordano alla��uomo la sua provenienza siderale costituendo la��infinito sfondo in cui le vicende umane si susseguono; come ebbe a dire Margherita Hack:

a�?[a��] tutte le sere, quando si apre il sipario della notte, nel cielo nero si accendono le stelle e inizia lo spettacolo che da millenni mette in scena storie in cui si muovono eroi dotati di superpoteri, mostri e ibridi da fantascienza, fanciulle piA? divine che terrestri: tutti impegnati in un repertorio da��amori e da��avventure ai confini della realtA�a�?.

La vita attiva e la vita quotidiana sono per la scienza e la filosofia il filo di Arianna che puA? salvarle dal delirio, dalla��ideologia, dalla��autismo e dalla dispersione: esse costituiscono quel luogo che, di fronte alla spaventosa infinitA� e grandezza della��universo, accoglie la��uomo nella comunitA� dei terrestri riconoscendone il senso e il valore. Come scriveva Immanuel Kant rilanciando a suo modo il rapporto tra cosmo e uomo: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.
Ecco la��esempio e il modello che rappresenta per me Margherita Hack e che ho voluto condividere con voi, consapevole che tutti noi custodiamo e riflettiamo questa scintilla filosofica che lei ha saputo mostrare.

Scrive la scienziata:
a�?Cosa��ha in comune la��uomo con le stelle? Eh, parecchio, tutta la materia di cui siamo fatti noi la��hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dalla��idrogeno alla��uranio sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioA? queste stelle molto piA? grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stellea�?.

Grazie.
Fabrizio Mele

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