II. Galileo: filosofia, cosmologia, uomo

 

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2. Nel 1614 Cosimo II aveva 24 anni e conosceva già Galileo, suo precettore tra i 15 e i 18. Il matematico aveva trovato ospitalità, denaro e libertà in Toscana sin dal 1610 proprio grazie a Cosimo II che gli accordò una cattedra all’Università di Pisa. La dedica del Dialogo è dunque un segno di riconoscimento nei confronti del Gran Duca ma anche l’invito da maestro ad allievo verso una nuova filosofia.                                                                  Abbiamo anticipato che la nostra lettura si giocherà su tre piani: filosofia, cosmologia e uomo. Diciamo subito che, per quel che scrive Galileo nella dedica , gli uomini si differenziano l’uno dall’altro secondo quanto siano o non siano filosofi. Dunque la cosa sta così: da una parte c’è l’uomo del volgo, dall’altra il filosofo. Ecco di fronte a noi un’idea di antropologia galileiana. Tuttavia, cosa differenzia questi due tipi umani? Il filosofo è tale perché guarda in alto, volge gli occhi al cielo seguendo e studiando l’universo, il quale è per Galileo “l’oggetto proprio della filosofia”. Nel Saggiatore (1623) Galilei dice che “la filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intendere la lingua, e a conoscere i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto”. Possiamo allora riassumere così: l’uomo più nobile è il filosofo perché si innalza, studiando il cielo e l’universo, fino a poter vedere l’opera di dio nell’universo. Conoscere l’opera dell’Artefice Onnipotente è umanamente possibile solo avendo imparato a leggere il libro del mondo attraverso la scrittura geometrica e matematica, sostituendo all’occhiale dei sensi quello della ragione matematica. I sensi ci costringono in un intrico di strade buie ove è difficile orientarsi, è invece la ragione filosofica e matematica a dipanare i nodi e illuminare le nostre menti e le nostre vite. L’universo è dunque lo specchio ove l’uomo che più s’innalza, ovvero il filosofo, può leggere l’opera di dio.                                   Sin qui ci orientiamo, resta da capire quale sia la filosofia cui si riferisce Galileo.

…continua…

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